Per chi lavora con la plastica, l’utilizzo di additivi antifiamma è spesso richiesto per diminuire il rischio di propagazione del fuoco in caso di incendio.

Abbiamo spiegato in uno nostro precedente articolo la differenza tra antistatici e antifiamma, dove abbiamo anticipato come funziona la combustione e il ruolo che gli additivi flame retardant hanno nel combatterla. Oggi entriamo un po’ più nel dettaglio dei meccanismi antifiamma.

Gli additivi ritardanti di fiamma spengono il fuoco?

Partiamo da un presupposto fondamentale: il compito degli antifiamma è interrompere o rallentare una o più fasi del ciclo di combustione (per esempio ritardando l’innesco o riducendo la velocità di sviluppo del calore) limitando la propagazione della fiamma. In una situazione ideale, il flame retardant riesce anche a spegnere la fiamma, ma l’obiettivo principale è guadagnare tempo per poter scappare o intervenire in maniera sostanziale sull’incendio.

Un additivo antifiamma può agire in diverse fasi (condensata, gassosa, durante il riscaldamento o durante la fusione); non esiste quindi un unico meccanismo valido per tutti gli additivi, come non esiste un antifiamma valido per tutti i polimeri. Per questo la fase di analisi del prodotto e di confronto gli altri attori della filiera di produzione (compoundatori, stampatori, etc) è fondamentale, per individuare la soluzione più adatta al singolo prodotto.

I principali meccanismi ritardanti di fiamma

Water development (o meccanismo di sviluppo d’acqua)

Questo primo meccanismo prevede l’utilizzo di idrossidi inorganici – i più utilizzati sono l’idrossido di alluminio  e l’Idrossido di magnesio – che si decompongono endotermicamente quando riscaldati, dando vita a una reazione che assorbe il calore e libera vapore acqueo. Si ottengono quindi:

  • raffreddamento, sottraendo calore al polimero
  • diluzione dei gas infiammabili e dell’ossigeno grazie al vapore acqueo
  • formazione di un residuo inorganico che può contribuire alla formazione di una barriera protettiva.

water development

Fase Gas

In questo caso gli additivi intervengono sui radicali che propagano la combustione, come idrogeno, ossigeno e ossidrile, durante la fase gassosa. Si possono utilizzare composti bromurati oppure additivi a base fosforo.

Possiamo riassumere in maniera semplificata le differenze tra le due categorie come segue:

ASPETTO
ADDITIVI BROMURATI
ADDITIVI A BASE DI FOSFORO
Meccanismo prevalente
Inibizione radicalica nella fase gassosa
Inibizione in fase gassosa, formazione di char
in fase condensata oppure entrambi
Specie attive
Acido bromidrico e specie contenenti bromo
Specie radicaliche fosforate, acidi fosforici/polifosforici
e residui ricchi di fosforo
Efficienza
Generalmente elevata
a concentrazioni relativamente basse
Variabile e dipendente dalla struttura chimica
Sinergici comuni
Triossido di antimonio e altri composti metallici
Composti azotati, cariche minerali,
sali metallici e altri sinergici
Principali criticità
Possibile formazione di prodotti corrosivi
o problematici durante la combustione
Possibile necessità di dosaggi più elevati,
influenza sulle proprietà e sulla processabilità

fase gas

Formazione di char

Questo meccanismo è promosso da additivi carbonizzanti, che stabilizzano il carbonio contenuto nel polimero e allontanano fisicamente la fonte di calore dalla sua superficie, attraverso la creazione di una barriera protettiva (char).

Si riducono quindi la volatilità delle sostanze combustibili verso l’atmosfera e il passaggio dell’ossigeno verso il polimero.

char fr

Meccanismo a intumescenza

Simile al precedente, in quanto anche qui si forma uno strato di char, è il meccanismo dell’intumescenza. Quando riscaldato, il sistema si espande e forma uno strato carbonizzato, poroso e multicellulare, che si caratterizza per una bassa conducibilità termica.

Si combinano in questo caso un’azione chimica e una fisica, in grado di ridurre significativamente il rilascio del calore e la propagazione della fiamma.

intumescente

Meccanismo a gocciolamento

Infine, c’è il sistema di gocciolamento: a differenza dei meccanismi precedenti, che agiscono sulla fiamma o sulla superficie del polimero, gli additivi dripping agiscono chimicamente sul materiale polimerico, favorendo il gocciolamento del materiale fuso.

Durante la combustione il ritardante di fiamma rompe le catene del polimero, che diventano più corte, favorendo in questo modo l’allontanamento del materiale fuso, rimuovendo così calore e combustibile dalla zona interessata.

 

Per riassumere, un additivo antifiamma agisce interrompendo il collegamento tra produzione di combustibile, chimica della fiamma e trasferimento di calore. La scelta del giusto ritardante di fiamma va verificata caso per caso, tenendo conto della struttura del polimero, dalle condizioni di lavorazione, dalle proprietà meccaniche e – ultimo ma non ultimo – dai requisiti ambientali e regolatori.

Per questo, ti invitiamo a contattarci per approfondire insieme le necessità legate al tuo prodotto, con una mail a salesteam@greenchemicals.green! 😊

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E per avere un quadro riassuntivo sotto mano, ecco una tabella conclusiva con la comparazione dei vari meccanismi che spiegano come funziona un additivo antifiamma per materiali plastici.

MECCANISMO
AZIONE PRINCIPALE
VANTAGGI
SVANTAGGI
POLIMERI IN CUI E' UTILE
Sviluppo di acqua
e raffreddamento
Decomposizione endotermica,
assorbimento di calore, diluizione della fiamma
e formazione di residuo minerale
Privo di alogeni, basso fumo,
buona applicabilità in cavi ed edilizia
Richiede elevati dosaggi;
può ridurre proprietà
meccaniche e processabilità
EVA, PE, PP,
elastomeri e
alcuni termoindurenti
Inibizione in fase gassosa
con bromo
Interruzione delle reazioni radicaliche
nella fiamma tramite specie bromurate
Elevata efficacia a basso dosaggio;
ampia applicabilità
Possibili prodotti corrosivi,
fumo e problematiche regolatorie;
spesso richiede sinergici
PE, PP, HIPS,
ABS, PA, PBT,
PET e PC
Inibizione in fase gassosa
con fosforo
Riduzione dell’attività
dei radicali della fiamma
tramite specie fosforate volatili
Possibilità di combinare
elevata efficienza e
assenza di alogeni
Solo alcune molecole
sono sufficientemente volatili;
prestazioni dipendenti dal polimero
PBT, PA, resine epossidiche
e alcune tecnoplastiche
Formazione di char
Disidratazione, reticolazione
e carbonizzazione del polimero
o dell’additivo
Riduce produzione di combustibile
e trasferimento di calore
Richiede un sistema carbonizzante
efficace; il char può fessurarsi
o ossidarsi
PA, PBT, PET,
resine epossidiche, PC/ABS
Intumescenza
Formazione di uno strato espanso
e isolante di char
Forte riduzione del trasferimento
di calore e massa; possibilità
di sistemi halogen-free
Formulazione complessa; possibile
alto dosaggio; char fragile
o sensibile all’umidità
PP, PE, EVA, rivestimenti,
elastomeri e termoindurenti
Gocciolamento
Il polimero fuso si allontana
dalla zona della fiamma
Può favorire l’autoestinguenza
dei provini termoplastici
Le gocce possono propagare l’incendio;
meccanismo dipendente dal test
Alcuni termoplastici,
poliolefine e tecnoplastiche
Diluzione con gas inerti
Liberazione di gas non combustibili
che diluiscono combustibile e ossigeno
Può contribuire a raffreddamento
e diluizione
Raramente sufficiente
come unico meccanismo
Sistemi intumescenti, additivi azotati
e idrossidi minerali

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